“Una croce sul Carso” è una pièce teatrale in due atti, che si offre come accorata testimonianza dell’epocale sconvolgimento umano, culturale, politico, sociale, economico e psicologico quale è stata la Grande Guerra per molti italiani.
Il dover mettere in piedi il bozzetto drammatico di Bertoli (padre del Cap. Paolo morto nel corso della prima guerra mondiale) scritto per onorare la memoria del figlio, mi ha suggerito di proporre una riflessione dell’uomo Paolo (rappresentante di un’umanità contemporanea che si è smarrita nei meandri dei propri desideri) che anticipasse il testo.
E’ la vigilia del tragico giorno, vissuta come un presentimento che non lascia scampo.
”…l’unica guerra che si vince è quella mai fatta”.
La società mondiale, globalizzata anche nei difetti, sembra ignorare il pericolo di deriva nel quale si è ormai incamminata. Da tempo, tronfia e sicura si attarda, nel suo navigare senza approdi, alla conquista di nuove libertà, magari inventate. Non si interroga, continua a navigare ignara della fragilità e inconsistenza della sua forza, (o forse lo sa), ed accecata dalla sua presunzione non vede il piccolo iceberg che, ormai vicino, farà crollare i suoi miti, il suo delirio di onnipotenza e di aberrazione. Il nostro capitano se n’è accorto e ci suggerisce una riflessione. A distanza di cento anni le cose però non sono cambiate, l’uomo sembra escogitare sempre nuove ribellioni. Fino a quando? Non sa essere, e non vuole essere responsabile del proprio agire, poiché ha perso la sua umanità! E le guerre sono sempre alla porta.
Locandina "Una croce sul Carso" (2819 download ) – Scheda tecnica "Una croce sul carso" (2722 download )


